2015-02-21

CRISI DI ASCOLTI PER UNA RADIOFONIA A CORTO DI IDEE


In ascolto

Tempi duri per la radio, almeno in Italia e almeno stando ai dati di "Radiomonitor" il sondaggio nazionale che ha sostituito "Audiradio" nella rilevazione dell'ascolto delle emittenti italiane. I dati pubblicati qualche giorno fa, al termine delle rilevazioni, non sono incoraggianti per un settore che tradizionalmente rincorre gli avanzi delle risorse pubblicitarie in gran parte destinate alla TV. La tendenza negativa è inequivocabile: tutte le radio di rilevanza nazionale perdono fette di ascolto e in alcuni casi si tratta di vere e proprie debaclè come quella di Radio Radicale che segna un impressionante -20%  e Radio Maria col suo considerevole -12%. Si tratta di due radio non generaliste, con target particolari, ma anche una delle radio generaliste più note, Radio 101, segna un clamoroso -11,2%. Tutte le altre a seguire, con perdite che più o meno sostanziose. Il network più stabile è Radio Capital che perde solo lo 0.5% degli ascoltatori rispetto al 2013. Ma se i privati piangono, la radio pubblica non ride, le tre reti RAI perdono complessivamente oltre il 13% degli ascoltatori con radiotre, la rete culturale che potendo contare su uno zoccolo duro di ascoltatori "specializzati" ,  contiene le perdite al 3.3% mentre le altre due reti tracollano con un paerdita complessiva del 10%. La classifica degli ascolti rimane sostanzialmente invariata con RTL e Radio DeeJay  che è l'emittente che in termini assoluti ha perso più ascoltatori (-335.000) a occupare le prime due posizioni. L'emorragia è stata enorme, il segno negativo registrato dai grandi network nazionali ci dice che sempre più ascoltatori si rivolgono ai mezzi alternativi, ovvero alla rete, per acquisire e condividere contenuti audio e video. Sulla rete  si possono reperire notizie, scaricare podcast, creare playlist musicali e interagire attraverso i socialnetwork ed è ovvio che l'ascolto tradizionale della radio, anche se possibile (e rilevato da Radiomonitor) attraverso il computer, viene sempre più trascurato dagli internauti. Per non perdere altre fasce di ascolto i grandi network si sono inventati la video radio e accanto al tradizionale video streaming su internet si sono anche moltiplicati i canali non solo audio ma anche video sulle piattaforme satellitari e del digitale terrestre televisivo. Ma a parte le metodologie di fruizione c'è molto da rivedere anche in fatto di format e palinsesti, spesso indecifrabili e indistingubili, che in molti casi si limitano al commento più o meno colorito e sagace di notizie reperite, neanche a dirlo, su internet.  Le radio di nicchia resistono e contengono l'emorraggia di consensi, ma  restano in ogni caso a discreta distanza dagli share di punta e cosi anche il discorso qualitativo viene penalizzato dalle risorse acquisite rispetto agli ascolti. Insomma, con sinistra assonanza con il triste panorama della Tv generalista, le buone idee on air sono davvero poche. La scelta fatta a suo tempo di lasciare campo libero ai grandi network nazionali che hanno facogitato frequenze e risorse sta insomma mostrando i suoi limiti perchè ormai scarseggiano le une e le altre, mentre il lento passaggio al DAB, la radio digitale di ultima generazione, che qualche problema tecnico potrebbe risolverlo,  sta avvenendo con lentezza esasperante ed è visto più come una imposizione che come una opportunità da tutti quei soggetti che fanno del possesso delle ferquenze il loro punto di forza sul mercato. Per fortuna accanto a una realtà radiofonica "ufficiale" autoreferenziale e in forte crisi di identità, esistono realtà "locali", spesso eredi del movimentismo degli anni 70, che si sono evolute e trasformate rispetto ai cambiamenti sociali degli ultimi anni e che costituiscono il vero "servizio pubblico" per i comuni cittadini in vaste aree metropolitane e i piccoli piccoli che baramenandosi in un mare di difficoltà riescono a garantire una piccola presenza nell'etere a dimostrazione che c'è anche "qualcos'altro". Forse è proprio per questo che alla fine la radio, data per morta e sepolta chissà per quante volte, alla fine ritorna con prepotenza alla ribalta, basta mettere in campo qualche buona idea e un poco di spirito di servizio.  Il bello di fare radio è proprio questo, ma quanta fatica occorre per conquistare e mantenere il tuo angolino di utopia !

QUESTE LE RILEVAZIONI DI RADIOMONITOR


   Tabella tratta dal mensile "Prima comunicazione".

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